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LA SORIA DEL BARBARESCO

Il Barbaresco ha radici molto lontane.

1) I romani sottomisero (?) le popolazioni celto/liguri che qui vivevano, disboscarono le foreste di quercie sacre a Marte (Martinenga) e piantarono le viti.
Da quelle viti l'uva forse non era ancora nebbiolo, ma lo sarebbe presto diventato, attraverso le mutazioni genetiche ed altri fattori legati ai giochi del destino.

2) È nella “Storia romana” di Tito Livio che si trovano i primi riferimenti al Barbaresco. Le origini di questo vino si fondono a leggende di varia origine; alcuni narrano che i Galli siano giunti in Italia perché attratti dal vino di Barbaritium, di eccellente qualità, da cui deriverebbe l’attuale Barbaresco. Altri sostengono che la Docg derivi il suo nome dalle orde barbariche che causarono la caduta dell’Impero romano.

Nel 1200 lo chiamavano Nebiùl, documenti lo descrivono coltivato sino al Pinerolese ed era ritenuto il vitigno piemontese per eccellenza, dato che moscato e barbera (rivali storici), sarebbero arrivati più tardi, a cavallo del 1500/1600.

Nello splendido coro ligneo del Duomo di Alba (XV secolo), tappa vivamente consigliata a chiunque visiti la città, uno degli stalli raffigura l'antico borgo di Barbaresco sovrastato da una fruttiera ricolma d'uva.
Poi il nostro vitigno avrebbe cominciato a cedere terreno a moscato, rimanendo però principe assoluto sulle colline di Barolo e Barbaresco dove già si era capito che esso donava dei vini superiori".

Superato il periodo tra leggenda e realtà, la storia e le certezze cominciano più tardi per il Barbaresco.

* 1799: l'esercito austriaco nella piana di Genola il 4 di novembre sconfigge quello francese. Il 6 dello stesso mese si acquartiera a Bra ed il generale De Melas ordina al comune di Barbaresco di "far condurre al campo di Bra una carrà di eccellente nebbiolo (il documento è conservato presso gli archivi della parrocchia del Comune ed è la più vecchia citazione scritta che faccia riferimento al Comune di Barbaresco ed ai suoi vini).

* 1870: esiste una bottiglia conservata presso la Cascina Drago di San Rocco Seno d'Elvio la cui etichetta manoscritta recita: "Barbaresco 1870: la più vecchia bottiglia in cui il nome del paese, San Rocco era allora parte di Barbaresco, fosse stato usato per identificare il vino.

* 1894: Domizio Cavazza, direttore delle Regia Scuola Enologica di Alba, acquista il castello di Barbaresco con le proprietà nelle zone Pora e Ovello e, nello stesso autunno fonda le Cantine Sociali di Barbaresco, riunendo intorno a sè una decina di proprietari di vigneti locali.
Egli codifica il "metodo moderno" per la vinificazione del nebbiolo e lancia il vino Barbaresco sui mercati nazionali accostandolo al già famoso Barolo.
Domizio Cavazza e' definito il "padre del Barbaresco", per la sua opera infaticabile e per molti versi stupefacente a favore della vitienologia di queste colline.

* 1899: il lavoro della Cantina Sociale, e di altri illustri proprietari vinificatori del paese (Giovanni Gaja, Gioachino Deforville, DeGiacomi e altri) porta buoni frutti. Teobaldo Calissano, onorevole a Roma, presenta un disegno di legge in Parlamento per "la salvaguardia dei veri vini Barolo e Barbaresco" da frodi e falsificazioni.
Visto lo stupore dei colleghi deputati, li invita detto fatto sulle colline delle langhe per gustare i vini e provare di persona la loro bontà.

* 1908: il 18 ottobre, su invito dell'allora sindaco, Dott. L. Dogliotti, i produttori di uva e di vino Nebiolo di Barbaresco costituiscono, nel municipio, l'Associazione Sindacale per la tutela della produzione e del commercio del genuino Nebiolo di Barbaresco. Poche tempo dopo il loro esempio è seguito dai loro colleghi di Barolo che istituiscono l'Associazione Pro Barolo, con gli stessi scopi.
Si tenta di difendere i due preziosi vini dalle frodi e dai tentativi sempre più frequenti di vendere con il nome dei due paesi, vini prodotti chissà dove.
Per questi scopi verrà poi istituito negli anni '30 il primo Consorzio di Tutela di Barolo e Barbaresco, mentre le stesse D.O.C. (del 1963) e D.O.C.G. (1981) sono ulteriori azioni volte a tutelare l'originalità dei grandi vini italiani, (almeno per questo erano nate ... ).

* 1912: Scompare prematuramente Domizio Cavazza. Con lui se ne va la spinta propulsiva del rinnovamento in atto a Barbaresco, che aveva imposto aIl'attenzione nazionale il vino ed il paese alla pari del fratello Barolo. Mancando la luce, tutta la zona quasi si smarrisce, entra in un letargo un pò pigro da cui si risveglierà solo mezzo secolo più tardi. Di li a pochi mesi scoppia infatti la Grande Guerra ed inizia un periodo di anni difficili e di povertà.

* 1922: In conseguenza delle grandi difficolta' causate dalla guerra, a dieci anni dalla morte del suo fondatore, chiude i battenti la Cantina Sociale di Barbaresco.
Si continua a coltivare la vite sulle nostre colline, ma con l'autarchia imposta dal fascismo, molti vigneti, lasciano il posto a seminativi e campi.
Buone annate si succedono ad altre meno buone, come sempre, ma l'entusiasmo e la voglia di progresso che aveva contraddistinto Barbaresco a cavallo dei due secoli, viene a mancare.

* 1926 e 1933: e' nel 1926 che per la prima volta viene delimitata ufficialmente la zona d'origine del Barbaresco (Cavazza l'aveva già fatto nel 1898 riportandovi anche i migliori crus!). Essa viene poi ampliata, includendo l'intero territorio del Comune di Neive, nel 1933, quando il Barbaresco, con Il Barolo, è riconosciuto "vino tipico di pregio".
I decenni '40 e'50 sono anni difficili per l'Italia che deve faticosamente riprendersi dopo la seconda guerra mondiale. Sono gli anni in cui il Barolo, forte di una storia più antica, una zona più grande e di produttori importanti e potenti continua ad essere ''il re dei vini ed il vino dei re", mentre il Barbaresco, in balia dei mediatori di uve e commercianti ha vita più dura; nasce l'appellativo "fratello minore" che durerà per tutti gli anni '60 e più in là.

* 1958: anno di fondazione della Produttori del Barbaresco, l'inizio della rinascita per tutta la zona. Creata dall'opera lungimirante del parroco del paese, Don Marengo Fiorino, per proteggere i contadini dalle incertezze del mercato delle uve e per proseguire l'opera di Cavazza, essa riunisce diciannove viticoltori (oggi sono 63). Sulle orme della prima Cantina Sociale del 1894, la Produttori si specializza sin dall'inizio nella produzione di un solo vino: il Barbaresco.

* 1961: la ditta Gaja di Barbaresco decide di vinificare soltanto le proprie uve, senza acquistare più da terzi. Di conseguenza, rinuncia a produrre Barolo; il Barbaresco diventa quindi il vino bandiera per l'azienda che, tre decadi più tardi, sarà la "griffe" più famosa dell'enologia italiana. Per Barbaresco quella scelta fu, indirettamente, una fortuna: anche grazie alla qualità, ed ai prezzi .... del Barbaresco Gaja nessuno osa più chiamare il Barbaresco "fratello minore"!

* 1966: con il decreto Presidenziale del 23 Aprile il Barbaresco diventa vino D.O.C.(denominazione d'origine controllata) primo in Italia con Barolo, Brunello di Montalcino e Chianti.

* 1967: si inizia in zona, la vinificazione e commercializzazione di vino Barbaresco distinto per località; i nomi delle grandi vigne di Barbaresco (Martinenga, Pora, Rabajà ecc.) diventano sinonimi di qualità e vocazione per i consumatori di tutto il mondo.

* 1980: con il Decreto Presidenziale del 3 Ottobre il Barbaresco diventa vino D.O.C.G. (Denominazione d'origine controllata e garantita)






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